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diario di bordo

Tentativi ed errori per ripartire dallo Sport a Palermo!

Articolo a cura di Michele Sardo

“Arrampicarsi su un muro a mani nude”, è questa la sensazione che prova un siciliano che decide di approcciarsi in maniera agonistica ad un’attività sportiva nell’isola. Le difficoltà sono tali e tante che lo scoramento prenderà il sopravvento prima che le sue qualità possano venir fuori. Nonostante tutto la Sicilia ha regalato all’Italia e al Mondo parecchi campioni, che con i loro sacrifici hanno dato alla loro terra molto più di quanto essa abbia dato a loro.

E’ il caso di Totò Antibo, che qualche giorno fa è stato premiato dal Giornale di Sicilia come miglior sportivo siciliano. L’atleta nativo di Altofonte, paese in provincia di Palermo, prima di trionfare in Europa e nel Mondo, si allenava per strada. Oggi allena giovani promesse ma la sua malattia, l’epilessia non gli consente di spostarsi. Da anni chiede un impianto sportivo per potersi allenare. La risposta è sempre la stessa: soldi non ce n’è.

Ma di esempi ce ne sono tanti altri: Totò Schillaci, Annarita Sidoti, Giuseppe Gibilisco, Vincenzo Nibali, Tony Cairoli e molti altri, tutti accomunati da un unico comun denominatore: sacrifici, tanti, troppi, e una titanica forza di volontà.

Una terra, la Sicilia, in cui ci sono sempre “problemi più importanti a cui pensare” e in cui i soldi per investire non ci sono mai, soprattutto se essi servono per qualcosa che da queste parti è considerato un surplus: lo sport.

A prova di ciò basta fare un giro per Palermo, capoluogo dell’isola: per le universiadi, che si svolsero nel 1987, dovevano essere costruiti ben 28 impianti ma alla fine ben 18 di essi furono “incompiuti”, inesistenti o realizzati dopo l’evento. Un flop assoluto che fece arrabbiare atleti e organizzatori, regalando alla Sicilia una figuraccia epocale.

Il palazzetto dello sport, più volte invocato da sportivi e cittadini prima delle Universiadi, con sforzi immani riuscì ad essere portato a compimento, anche se a giochi ultimati. Dopo pochi anni, durante la notte, crollò il tetto. Ad oggi è chiuso, fatiscente, inaccessibile. Stessa sorte per il Diamante, sontuoso campo da baseball, quasi mai utilizzato e destinato all’abbandono. Oggi assomiglia più ad un “campo di patate” che ad un terreno di gioco. Uno dei pochi impianti che ha resistito è il velodromo, ma non per le gare di bici, di quelle se ne sono viste poche, ma per il suo campo (non regolamentare per una partita di calcio professionistica, ndr) che ha permesso a club di rugby, di calcio femminile e di altre società sportive, di allenarsi. Al momento, però, è in fase di ristrutturazione.

A Palermo c’è anche chi vorrebbe fare nuoto, ma la piscina olimpica attualmente funziona a mezzo servizio. Gli utenti possono usufruire delle vasche a volte a giorni alterni, altre volte per mezze giornate. Il motivo? Pochi bagnini per troppi nuotatori. Il tennis, almeno quello, è un fiore all’occhiello. Ma i numerosi circoli, alcuni di essi prestigiosi, sono gestiti da privati.

Racchette a parte, lo sport e gli impianti in Sicilia sembrano essere un optional: se ci sono “bene”, se non ci sono non muore nessuno. Le priorità sono altre e infatti non esiste nemmeno un Assessorato allo Sport a livello comunale. Mentre la Regione Sicilia mette tre materie assieme, istituendo l’assessorato allo sport, turismo e spettacolo.

Ma questo deserto ha radici ancestrali e le scuole pubbliche ne sono una prova. In molti istituti di Palermo l’educazione fisica è orale, si parla in classe, talvolta nemmeno di sport, perché non ci sono le palestre, non ci sono spazi all’aperto. E anche se nuovi plessi nati da poco sono “all’avanguardia”, non esistono più competizioni interscolastiche come per esempio i Giochi della Gioventù, che creavano competizione e spronavano le scuole a formare giovani atleti. Basta frequentare le palestre, le associazioni sportive private, gli oratori, basta fare un giro tra i viali della Favorita o al Foro Italico, per accorgersi che tanta gente ha voglia di sport.

Al momento solo il calcio e i colori rosanero hanno mosso gli interessi più grandi, ma anche lì è servito l’intervento di qualcuno venuto da lontano, nel caso specifico un imprenditore friulano. Oggi Zamparini, dopo aver portato il Palermo a livelli inimmaginabili, ha tirato i remi in barca. Anche il calcio in questa città oggi è a rischio e con esso i settori giovanili, che in questi anni hanno portato nel calcio professionistico diversi giovani calciatori siciliani.

Il recente forum su sport e occupazione organizzato da Partecip@ttivi ha fatto venir fuori tutto ciò ma anche provato a suggerire qualche soluzione: azionariato popolare, sponsorizzazioni, creazioni di vere e proprie cittadelle dello sport e molto altro ancora. Ma è chiaro che nulla di ciò sarà proponibile ed attuabile se non ci sarà dietro la reale voglia di investire sullo sport e sugli impianti, costruendone di nuovi e ristrutturando le strutture fatiscenti, considerando tutto ciò, per una buona volta, non più un optional ma materia di primo piano. I risultati del forum sono disponibili qui.

Articolo a cura di Michele Sardo 

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