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Se l’episodio diventa pianificazione. L’urbanistica circolare secondo Maurizio Carta

A pochi giorni dall’apertura del secondo forum multi stakeholder on line sul tema Potenziamento dell’offerta culturale attraverso pratiche di rigenerazione urbana, previsto dal progetto Partecip@ttivi, tantissimi sono già gli spunti di riflessione che la piattaforma ospita. L’intervista a una fonte autorevole di spicco nel panorama urbanistico palermitano, il Professor Maurizio Carta.

Lo scorso 15 gennaio è stato avviato il secondo dei quattro forum multi stakeholder on line previsti da Partecip@ttivi. Le domande di approccio al forum, che stanno guidando Valentina Mandalari, animatrice delle conversazioni su piattaforma, riguardano, tra gli altri, alcuni punti fondamentali: qual è la terza via, che superi l’assegnazione diretta degli spazi pubblici e l’investimento privato? Quali opportunità può prospettare il percorso di redazione di un Regolamento per l’amministrazione condivisa dei Beni Comuni avviato dal Comune di Palermo in collaborazione con Labsus? In che modo l’uso temporaneo di un bene può incidere sull’uso sociale degli spazi pubblici innescando un processo di rigenerazione attraverso l’attività culturale nell’ambito di un processo di trasformazione pianificato e protratto nel tempo? Gli operatori culturali possono attivare delle forme di economia sugli spazi pubblici da essi gestiti? Quali distinguo è possibile applicare tra il mero profitto economico slegato da qualsiasi forma di produzione di valore e la possibilità di investire eventuali utili su attività culturali? Quali strumenti a supporto della gestione privata di spazi pubblici come modalità sostenibile di produzione di cultura, lavoro ed expertise? Può la versione palermitana del Regolamento fornire una soluzione in questo senso?

Il tema ha suscitato l’interesse di 93 operatori culturali ed esperti, tra i quali riconosciamo anche Maurizio Carta, Professore ordinario di Urbanistica e Pianificazione territoriale, punto di riferimento e consulente scientifico del Comune di Palermo per la pianificazione strategica e per i programmi di rigenerazione urbana.

Ciò che è essenziale mettere a frutto, con le parole di chi da più di quindici anni lavora al fianco delle amministrazioni (facendone parte anche per un periodo, ndr), è “il ruolo dell’Università e della Ricerca come hub di sviluppo e di progettazione, facendo collaborare cultura e urbanistica. Con le prime esperienze di recupero dei Cantieri Culturali(1) alla fine degli anni ‘90 – o comunque di quella stagione di interesse per il tema – si è registrato come Palermo avesse tutte le intenzioni di recuperare la propria identità culturale e metterla a servizio di una progettualità per il futuro”. Quanto annunciato dal Professor Carta è tanto più vero se si considerano le iniziative successive, come i Piani Strategici fatti in collaborazione con la città, la costituzione nel 2003 del primo nucleo di Urban Center – protagonista del primo cambiamento palermitano in termini di coinvolgimento civico, piuttosto che i progetti sperimentali(2) che negli anni 2000 hanno avuto il compito di potenziare la competitività della città di Palermo.

Il coinvolgimento civico e la partecipazione sembrano essere entrati nella maggior parte dei processi di policy making territoriali, a partire proprio da alcune iniziative – si pensi agli Electronic Town Meeting (ETM), o ai tavoli di lavoro organizzati nel 2013 in previsione della candidatura di Palermo come Capitale europea della Cultura 2019. “Tutto questo materiale – afferma Carta – è stato trasferito poi nel secondo Piano Strategico, che infatti è oggi utilizzato come strumento di scenario per progetti della levatura del PON Metro o del Bando Periferie. Peraltro, aver aperto il processo decisionale alla comunità su cui quelle stesse decisioni insistono ha diversi vantaggi. Uno tra tutti, è quello di far diventare i momenti partecipativi dei veri momenti deliberativi. Su questo punto, il Regolamento sui beni comuni che il Comune si appresta a varare va proprio in questa direzione. C’è una richiesta molto estesa della cittadinanza attiva di farsi carico in maniera sussidiaria di porzioni della città. Nel centro storico i due grandi comitati, quello che si è costituito attorno alla Vucciria e quello che si è costituito attorno a Ballarò, nei fatti già applicano pratiche di gestione integrata dei beni comuni. Un Regolamento può solo agevolare e riconoscere un ruolo di sussidiarietà a questi gruppi”.

In conclusione, attività di cura episodica dal basso dei beni comuni (urbani) per la città esistono, e ne contiamo anche un numero sterminato. Quello che diventa fondamentale è adesso costituire un ecosistema dell’innovazione sociale, attraverso quella che Carta chiama etica della convenienza. Dobbiamo cominciare a dimostrare che conviene far parte di un sistema più collaborativo in cui il problema non è occuparsi di una piccola porzione. Le città sono un patto collaborativo fra le comunità e lo strumento del partenariato pubblico-privato (PPP) diventa sempre più urgente e necessario. È il modo in cui l’amministrazione applica il welfare di prossimità. “Il pubblico non può fare tutto. D’altra parte, non può non esserci regia. Entrambe sarebbero aberrazioni di sistema. Dobbiamo andare verso l’urbanistica circolare, che mette insieme livelli e soggetti diversi, con gradi proporzionali di responsabilità. Un approccio integrato e scalare è molto più conveniente della lamentela o della singola azione reattiva sulla specifica inefficienza”.

(1) Cantieri Culturali alla Zisa sono un’ex area industriale di Palermo, sita alle spalle del Castello della Zisa, interessante esempio di archeologia industriale, oggi importante polo culturale della città.

(2) Tra i quali ricordiamo Porti&Stazioni Palermo – a cura proprio del Professor Carta, http://www1.unipa.it/mcarta/waterfront_pa.html

 

Partecip@ttivi è un’iniziativa di democrazia partecipata del Comune di Palermo, in collaborazione con FPA SrlNeXt – Nuove Energie X il territorioClacLattanzio Communication.

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