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Il verde urbano per lo sviluppo dell’imprenditoria artigiana

A poche settimane dalla chiusura del primo dei quattro forum multi stakeholder on line, sul tema Palermo vivibile attraverso le lenti del verde urbano, ci siamo interrogati sui significati che può avere curare i polmoni verdi di una città, e quali ricadute questo possa avere sul lungo periodo. La visione di Angelica Agnello, animatrice e facilitatrice del forum. 

Casi studio nazionali e internazionali dimostrano come il verde urbano sia oggi un mezzo attraverso il quale le amministrazioni attivano politiche sostenibili innovative coinvolgendo, con nuovi processi partecipativi, associazioni e cittadini.

Oggi il verde pubblico non è più soltanto sinonimo di decoro urbano, ma riveste un ruolo chiave nello sviluppo sostenibile delle città e nei processi di cittadinanza attiva: parchi urbani utilizzati come aule studio per l’educazione ambientale, musei a cielo aperto da scoprire nei giardini storici, spazi incolti trasformati in giardini condivisi, orti urbani per l’autoproduzione o con connotazione sociale e didattica; questi sono soltanto alcuni degli esempi delle funzioni oggi legate alle esperienze del verde urbano in Italia e nel resto del mondo.

Negli ultimi anni, e i dati Istat lo confermano, il verde urbano in Italia è in continua crescita e, insieme al verde, cresce l’attenzione per la qualità degli spazi pubblici e la ricerca di una, sempre più innovativa, sensibilità e sostenibilità ambientale. Contestualmente il verde cittadino sta cambiando significato e modalità con cui viene percepito dagli stessi abitanti: i giardini subiscono una trasformazione concettuale da spazio verde in cui passeggiare osservando i colori e la natura a spazio verde di cui è possibile prendersi cura in prima persona, ricavando alcune volte profitti e molto spesso prodotti freschi, come nel caso degli orti condivisi.

Il tema assume quindi un duplice aspetto e riguarda sia le aree verdi urbane ornamentali che assumono diverse funzioni sia il verde urbano commestibile, strumento polifunzionale a servizio dell’ambiente e dell’alimentazione salutare. In entrambi i casi però entrano in campo i cosiddetti nuovi Greenjobs. Si! Perché, essendo connesso a numerose buone pratiche in campo di sostenibilità ambientale, il verde urbano non può che essere connesso alle tematiche riguardanti i rifiuti ad esempio, dal riciclo al compostaggio, e ai piccoli e grandi ecosistemi che fino a ieri non trovavano posto nelle città troppo grigie e piene di smog. Da questo deriva un nuovo mercato lavorativo, molto attrattivo per alcuni segmenti generazionali, che porta alla creazione di nuove StartUp e giovani figure professionali che, complici le nuove tecnologie, attualizzano antichi mestieri in chiave moderna. Una cosa è certa, che si tratti di un parco dove vengono attivati servizi sportivi e ricreativi, di un orto didattico aperto alle scuole, di un tetto verde dove praticare l’apicoltura o ancora di un’area di compostaggio di comunità, la parola d’ordine in città diventa biodiversità.

Si assiste quindi a una riscoperta della natura, per tanti anni confinata fuori dai perimetri cittadini, e degli organismi animali e vegetali che la animano: negli spazi di risulta, dove non è ancora arrivato il cemento, trovano posto le Fattorie Urbane, luoghi produttivi e didattici, mentre sui tetti dei palazzi di avviano esperimenti di Apicoltura Urbana che, oltre a produrre un ottimo miele a Chilometro Zero, svolgono un lavoro fondamentale per la sopravvivenza delle api e quindi di quella umana perché ricordiamolo “Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita.”

Ma cosa porta i cittadini a improvvisarsi giardinieri urbani, contadini e allevatori? Stiamo assistendo a un’inversione di rotta o alla creazione di una nuova tendenza? Di certo la poca fiducia nei confronti di un “pubblico” che difficilmente arriva fino al cuore dei quartieri e delle periferie e, contestualmente, le buone pratiche scoperte sul web spingono gli abitanti a prendersi cura del verde della propria città; ma sarà anche grazie a una nuova coscienza verde che prende spazio in ognuno di noi? Da decenni ormai abbiamo dimenticato le campagne e compriamo cibi precotti nelle grandi catene di supermercati e gettiamo tonnellate di plastica in una spazzatura troppo spesso indifferenziata che da quel momento contribuirà a inquinare il nostro mondo, più di quanto riusciamo a immaginare.

In quel momento, infatti, non pensiamo nemmeno che quella stessa spazzatura arriverà in mare e sarà ingerita dai pesci di cui noi ci nutriremo o andrà ad inquinare una terra che nutrirà i prodotti che noi stessi consumeremo.
Nello stesso istante tempo abbiamo speso dei soldi per acquistare un prodotto che costa più del suo valore proprio per la presenza di un contenitore che getteremo immediatamente dopo l’acquisto. Paghiamo anche quel packaging che butteremo (e con una tassa ne pagheremo anche lo smaltimento) e che comunque sia, in un modo o in un altro, andrà ad inquinare l’acqua, la terra o l’aria, elementi che, ci dimentichiamo spesso, sono indispensabili per la nostra sopravvivenza: ieri abbiamo inserito i rifiuti nella catena alimentare e oggi assistiamo inermi allo sviluppo delle nuove malattie.

Forse sarà per questa presa di coscienza, ma anche per la crisi globale in atto, però i tre temi della sostenibilità (ambientale, economica e sociale) risultano oggi uniti da un’unica visione che rende le città più verdi e produttive.
I dati, emersi in questi anni, spiegano anche il perché oggi un italiano su quattro si dedica alla coltivazione di un orto: la maggior parte dei nuovi coltivatori urbani (uomini o donne con età compresa fra i 25 e il 34 anni o over 60) hanno infatti dichiarato di farlo principalmente per “consumare prodotti sani e genuini “ma anche perché la trovano una “buona scusa per stare all’aria aperta” e perché si sa “coltivare un orto rilassa la mente”. Negli ultimi anni anche Palermo sta lavorando molto in questa direzione e, mentre l’Amministrazione si trova ad adeguare i regolamenti comunali in materia di orti urbani e giardini condisivis, gli stessi nascono per mano delle associazioni già attive sul territorio e sotto lo sguardo cuorioso di tutta la città.  È il caso degli orti condivisi vicino la Palazzina Cinese o in quartieri complessi come lo Zen e Brancaccio, ma anche dei giardini quasi spontanei che trovano posto nei piccoli vuoti urbani del Cento Storico.

Che dire, tra il tema di Manifesta 12 che “caso non vuole” è il Giardino Planetario e la nuova sfida di Palermo Capitale della Cultura 2018, in città c’è un gran fermento e io che Palermo la immagino Tutto Orto, oltre che Tutto Porto sono convinta che questa città possa diventare anche capitale della AgriCultura Urbana.

Articolo a cura di Angelica Agnello

Partecip@ttivi è un’iniziativa di democrazia partecipata del Comune di Palermo, in collaborazione con FPA SrlNeXt – Nuove Energie X il territorioClacLattanzio Communication.

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