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Il gaming partecipativo che disegna le politiche: il laboratorio U’Game

Nel contesto del progetto Partecip@ttivi, che vede coinvolto il Comune di Palermo, in collaborazione con FPA Srl, NeXt – Nuove energie X il territorio, Clac, Lattanzio Communication e Centro Studi Opera Don Calabria, sono stati lanciati i primi incontri partecipativi con la comunità.

Che la partecipazione dei cittadini alla definizione delle politiche pubbliche sia diventata ormai condizione necessaria e sufficiente alla buona riuscita di queste ultime è ormai pacifico. Ma come fa la partecipazione a diventare un metodo nel policy making e nella gestione dei servizi? Pare che la risposta che torna più frequentemente sia che ogni territorio ha la sua storia, che si impone e impone peculiari regole di approccio alle delicate questioni locali. Il progetto Partecip@ttivi del Comune di Palermo, realizzato dal RTI che comprende FPA, Next – Nuove Energie per il territorio, Clac, Lattanzio Communication e Centro Studi Opera Don Calabria, è simbolo del Progetto Integrato di Partecipazione e Comunicazione per il 2017. Il RTI si è infatti aggiudicato la gara pubblica con cui il Comune di Palermo ha richiesto la progettazione e la realizzazione di un insieme di iniziative di partecipazione che coinvolgeranno i cittadini e stakeholder locali sugli obiettivi strategici delle aree di mandato individuate dall’Amministrazione (deliberazione di G.C. n. 197/2015).

Tra le prime attività previste, si è tenuto lo scorso 19 settembre all’Ecomuseo di Palermo il primo Laboratorio U’Game, un vero e proprio incontro ludico di comunità con il fine ultimo di riflettere, attraverso il divertimento, sui delicati temi che riguardano la città. L’idea, curata e gestita da Clac, nasce nel 2015 come un dispositivo per interagire con la città, soprattutto in considerazione del fatto che le pubbliche amministrazioni non riescono più a gestire i bisogni delle comunità, sia dal punto di vista del fabbisogno di risorse, sia di quello sociale. Sempre di più, cerchiamo intersezioni tra azione amministrativa e soggetti che insistono sul territorio. L’apparato pubblico da un lato si trova costretto a interagire con le associazioni e la cittadinanza attiva, dall’altro può cogliere l’occasione per non fare solo delega al governare, ma per cooperare, progettare e gestire uno spazio comune. Inizialmente, sembrava essere solo un evento di gaming della durata di un paio di giorni, in cui i cittadini avessero la possibilità, giocando, di osservare la città con occhi diversi. Questo prodotto poi si è poi evoluto in un momento di riflessione e interrogazione condiviso tra amministrazione e cittadini, su quello che la città è e quello che vorrebbero che sia. Il gioco fornisce delle chiavi di accesso perché i partecipanti si sforzino di conoscere cose che prima non sapevano. Si tratta di un’esperienza interessante anche dal punto vista della restituzione dei risultati: qui gli esiti del percorso di partecipazione, che molto spesso sono deludenti o non hanno seguito, sono molto più certi, perché ci si arriva con il ragionamento in brainstorming. Riuscire a fare partecipare le persone in ottica di gioco, di fatto, permette di fare delle esperienze che influiscono sulla maniera di vivere la città e le politiche urbane.

La pratica di U’Game, e più in generale del gaming partecipativo, ci è stata spiegata da Davide Leone, che ha curato la facilitazione del momento ludico del 19 settembre. Aggiunge Leone, però, che è sempre un azzardo fare dei percorsi di partecipazione che aprono nuove strade. Sicuramente la costruzione di un gioco fatta da esperti crea valore aggiunto, cionondimeno, è un’occasione e un’opportunità molto importante perché rinsalda un rapporto di fiducia della comunità nei confronti dell’amministrazione. È però facile che si corra il rischio di ampliare ai massimi termini la fase di ascolto e ricezione delle istanze fornite dal momento di gioco, non trasponendole successivamente in politica pubblica. In questo caso, da una speranza di fiducia nell’amministrazione si passerà al conflitto senza ritorno. Su quest’ultimo punto, si è certi che il progetto possa essere abbastanza rappresentativo dal punto di vista del tempo che i cittadini avranno speso per costruire insieme a Clac e a tutti i partner di progetto le politiche pubbliche del futuro. Le idee diventano pezzi di impalcatura delle politiche, che non sono mai elementi definiti (i percorsi non sono mai precedentemente scritti o stabiliti, è la parte più bella). Quello di cui possiamo avere però certezza, è che con il confronto, le idee si moltiplicano.

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