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Le reti ecologiche urbane per il nuovo Piano Regolatore

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L’ing. Gianluigi Pirrera è membro dell’Aipin, associazione tecnico-scientifica con lo scopo di divulgare i metodi e le tecniche dell’ingegneria naturalistica.

A lui abbiamo chiesto quali indicazioni progettuali andrebbero seguite nel percorso di revisione del piano regolatore generale (prg).

L’ingegnere ha innanzitutto sottolineato l’importanza della redazione della Valutazione Ambientale Strategica (Vas) e della Valutazione d’Incidenza Ambientale (VincA) come condizioni indispensabili per la prosecuzione del percorso di revisione. Si tratta infatti di strumenti di verifica progettuale forti che non possono essere ignorati.

Inoltre dal suo punto di vista la pianificazione della città dovrebbe seguire il criterio della costituzione di reti ecologiche urbane. Palermo è infatti dotata di un numero elevatissimo di Siti d’importanza comunitaria (Sic), Zone di protezione speciale (Zps) e riserve naturali che dovrebbero essere considerati come elementi da valorizzare per promuovere uno sviluppo armonioso del tessuto urbano e non come ostacoli alla progettazione del territorio.

Bisognerebbe dunque pianificare la città a partire dal verde, seguendo i principi del green planning e in particolare il criterio del recupero di naturalità. Palermo ad esempio  è una città d’acqua, non solo per il mare che la lambisce ma anche per i numerosi corsi d’acqua che scorrono nel sottosuolo.

Per procede in questo senso si potrebbe trarre spunto da alcuni esempi virtuosi in città. Ad esempio il caso del quartiere di Danisinni dove col supporto della popolazione locale si stanno sviluppando azioni di riqualificazione attraverso il recupero della naturalità propria di quast’area caratterizzata soprattutto dal corso del Papireto.

 

One comment
  1. Prof Gustavo Cecchini

    Sono d’accordo con l’ing Pirrera. Dopo l’elezione di Orlando anch’io ho sperato in un cambiamento radicale e mi sono messo a disposizione dell’Amm.ne, con la mia associazione Asiter e con le mie competenze di professore di pianificazione territoriale, ma non ho ricevuto nessuna risposta. Ho visto le prime forme di partecipazione in alcune trattorie lungo la costa gremite e organizzate come passerella del Sindaco e del suo gruppo. Ho capito che non vi era niente da fare. Dall’anno scorso, oramai in pensione, mi sono trasferito a Siracusa in una villetta stanco e stufo di abitare a Palermo. Venendo al punto del PRG ritengo che sia inutile qualunque forma di partecipazione dopo avere emanato le Direttive e mentre è in corso lo Schema di massima. Paghiamo lo scotto di una Regione che non ha ancora legiferato su una seria legge di gestione del territorio, l’unica rimasta in Italia dove tra l’altro manca una legge quadro nazionale. E quindi siamo ancora ancorati al vecchio e inutile PRG. Si dovrebbe cominciare a fare il PRG della rete ecologica interna alla città tenendo conto dei suoi collegamenti esterni almeno con i Comuni della cintura metropolitana conurbata e solo in seguito ragionare sulle urbanizzazioni. La rete ecologica non dovrebbe soltanto cercare di collegare le diverse aree vincolate per la tutela ambientale ma cercare anche di unire le diverse aree a verde, comprese le ville storiche e laddove possibile far tornare alla luce i fiumi e i torrenti sotterranei. Andiamo verso dei cambiamenti climatici che oltre all’innalzamento delle temperature porteranno sempre più a dissesti idrogeologici per piogge intense e brevi. A tal fine occorre rivedere il progetto del canale di gronda della città e dei suoi collegamenti con il sistema idrografico sotterraneo e non. Purtroppo le competenze tecniche dentro il Comune e quelle esterne dei responsabili politici a cominciare dall’assessore alla viabilità e anche a quanto pare alla pianificazione del territorio non sono adeguate alle responsabilità interdisciplinari che questi settori comportano. Il progetto del tram, oltre ai disagi alla circolazione ha già abbattuto circa mille alberi in una città già molto carente di verde, come afferma il Prof Riggio. Forse era sufficiente mettere i bus in sede propria effettiva eliminando i posteggi lungo le traiettorie interessate e soprattutto risolvere i problemi dell’intermodalità, incentivando economicamente l’abbandono della macchina personale. I nodi intermodali se opportunamente scelti potevano attraverso il PRG divenire luoghi di servizi pubblici e privati. I cambiamenti di destinazione d’uso e di eventuali abbattimenti oltre che degli espropri di aree, potevano essere governati mediante la procedura della perequazione fondiaria già in uso in diverse regioni italiane. Godetevi cari ex concittadini i travagli odierni e futuri di una Città Metropolitana (sulla carta ma non nella sostanza) che non avrà mai un equilibrio urbano e territoriale.

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